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Proteggere l'accesso al computer e ai file per sbarrare la strada a chi non è autorizzato sta diventando un'esigenza primaria, che non si può trascurare se il computer è connesso a una rete locale oppure a Internet. Il motivo sta nella proliferazione dei worm informatici che sfruttano la connessione di rete per propagarsi da un pc all'altro: riempiono i dischi fissi di file inutili, danneggiano i documenti e soprattutto rallentano o compromettono il funzionamento del sistema operativo e dei programmi. Un pc senza barriere e senza password, collegato a una rete locale con connessione Internet attiva, ha poche speranze di scampare alle infestazioni di virus e altri sgradevoli software maliziosi provenienti da allegati di posta elettronica e pagine Web. Affidarsi solo al software antivirus è rischioso, perché può individuare il problema solo quando è già conosciuto.

Serratura a Combinazione Elettronica Lettore di Smart Card Lettore Iride dell'occhio Lettore di Impronta Digitale
Serratura Elettronica Lettore Smart Card Lettore Iride Lettore Impronta Digitale

Se in teoria la semplice password è uno strumento più che sufficiente per proteggere il computer, la realtà ha dimostrato la sua scarsa efficacia.
Una risposta più intelligente al problema è offerta dai sistemi biometrici, che misurano una caratteristica individuale del corpo umano per trasformarla in una password complessa, comprensibile per il computer ma virtualmente impossibile da scoprire con i software di recupero password.
Le misure di sicurezza tradizionali come la password di Windows o quella del Bios che appare all'accensione del computer sono evidentemente impotenti contro questo genere di attacco.

Contromisure Efficaci
Una delle contromisure più efficaci contro questo nuovo tipo d'intrusione è lo standard Pre Boot Authentication, già disponibile in molti pc portatili di classe elevata, che rappresenta un elemento essenziale dell'architettura Ipaa (Intel Protected Access Architecture) messa a punto da Intel. Il sistema si basa su un'estensione del Bios della scheda madre, che grazie ad apposite routine standardizzate può dialogare con dispositivi interni ed esterni come Smart Card e sensori biometrici collegati alla porta seriale, Usb o Lan. Grazie a questa possibilità la password non viene più memorizzata nella volatile memoria Cmos, ma è affidata al processore crittografico della Smart Card o al database delle firme del sensore biometrico. La possibilità era già presente in alcuni pc portatili che utilizzavano un sistema di comunicazione proprietario con il sensore bìometrico incorporato ma, grazie all'adozione di uno standard mondiale, il Bios con supporto Pba potrà ricevere i dati da qualsiasi tipo e marca di sensore collegato ai connettori di espansione. Se questi dispositivi mancano è comunque possibile utilizzare la solita password alfanumerica, che però non è usata direttamente per proteggere il computer ma solo come "seme" di una nuova password lunga non meno di 64 caratteri che l'apposita routine del Bios genera automaticamente.
Il secondo pilastro del sistema Pre Boot Authentication è garantito da una possibilità dei più recenti dischi fissi conformi alle specifiche Ata-3, che vengono programmati per accettare comandi di lettura o scrittura solo dopo aver ricevuto dal Bios del pc una specifica sequenza di sblocco protetta da password. Per questo motivo quando il sistema Pre Boot Authentication è attivo diventa impossibile non solo awiare il pc senza introdurre la password, ma anche duplicare il contenuto del disco fisso dopo averlo estratto dal pc e collegato a un altro computer: Ghost e Drivelmage segnalano un errore e arrestano la procedura di copia immediatamente. Questa protezione è così efficace che è stata utilizzata da Microsoft anche per proteggere il contenuto del disco fìsso della sua console Xbox, allo scopo di evitare il travaso e la distribuzione dei file musicali introdotti.

Disco Fisso Protetto
La password di protezione del disco non è visibile, ma viene generata dalle routine Pre Boot Authentication al momento dell'abilitazione della funzione. Proprio per questo motivo il recupero dei dati contenuti in un pc andato fuori uso mentre la modalità Pba era attiva è particolarmente diffìcile. Solo i centri di assistenza autorizzati possono risalire alla password di sblocco principale introdotta in fabbrica partendo dal numero di serie del pc; tuttavia questa informazione è inutile se il disco fisso è stato aggiornato con un modello più capiente o veloce e quindi il suo Bios ha ricevuto una nuova password.
L'unico tentativo di recupero può avere successo se il pc guasto riesce comunque ad awiarsi e ad accettare la password o l'autenticazione: dopo che il Bios ha inviato al disco fisso la sequenza di sblocco, si potrà scollegare a pc acceso il cavo del disco fisso dalla scheda madre (lasciando connessa l'alimentazione) per collegarlo a un pc già acceso e pronto a eseguire il software di backup. L'operazione può essere eseguita in sicurezza solo utilizzando cavi speciali, modificati per evitare danni ai circuiti di alimentazione.
La prossima frontiera del sistema Pba, già definita nei documenti dello standard, consiste nella possibilità di passare al sistema operativo l'informazione di autenticazione ricavata dal Bios: in questo modo non sarà più necessario reinserire la Smart Card o rimettere il dito sul sensore biometrico quando a termine del caricamento di Windows appare la richiesta di immissione della password.
Nella realtà lo scenario è un po' meno rassicurante: non tutti i sistemi biometrici garantiscono lo stesso livello di sicurezza, e anzi si va dai prodotti-giocattolo poco raccomandabili a sistemi di costo e possibilità decisamente elevate.
La qualità di un sistema biometrico è il risultato della combinazione dei tre passaggi fondamentali con cui esegue l'autenticazione, cioè il riconoscimento della persona:
1) misura della grandezza biologica;
2) estrazione della "firma" digitale, cioè la codifica della grandezza biologica in un linguaggio comprensibile dalla macchina;
3) calcolo della "password" da trasmettere al programma o al sistema operativo.

Grandezze Biologiche
Le informazioni biologiche più usate dai sistemi di controllo per gli accessi al computer sono l'impronta digitale, l'iride dell'occhio, il timbro della voce e la forma del viso. Solamente i gemelli omo-zigoti condividono queste caratteristiche, che altrimenti sono uniche per ogni individuo. Una buona misura della grandezza è la base di partenza per ottenere un riconoscimento sicuro, perché un sensore biometrico di scarsa qualità obbliga a tenere bassa la soglia di accetta-zione del software di riconoscimento, con il rischio di dare l'accesso anche a chi non è autorizzato ma ha caratteristiche biologiche simili a quelle richieste. È molto importante tenere conto del fatto che il miglior sensore non è necessariamente il più costoso, ma semplicemente quello che offre l'informazione più fedele. Per esempio i sistemi per il riconoscimento del viso che sfruttano una sola telecamera non possono tisicamente dare una misura fedele, indipendentemente dal loro costo, perché riprendono il soggetto solo in due dimensioni: sarà sempre possibile ingannarli mettendo davanti alla videocamera una fotografia, o magari un pc portatile che riproduce un filmato della persona autorizzata mentre compie il gesto convenzionale richiesto dall'autenticazione.
La sicurezza è decisamente più alta per i sistemi di riconoscimento delle impronte digitali, per i quali sono disponibili tre categorie di sensori. I più utilizzati sono quelli di tipo capacitivo, che assomigliano a una piccola trackpad da pc portatile sulla quale va appoggiato il polpastrello di un dito. L'immagine dell'impronta digitale viene catturata da un chip di silicio in tecnologia Cmos molto simile a quello impiegato per le videocamere, che si trova immediatamente sotto al rivestimento esterno e ha tipicamente una risoluzione di 500 dpi. Il costo è contenuto, ma questa tecnologia ha uno svantaggio. Il sensore Cmos è sensibile anche all'umidità, quindi soffiando dolcemente sopra alla piazzola i residui lasciati dalla naturale untuosità del dito trattengono l'umidità dell'alito e favoriscono la ricomparsa dell'ultima impronta (la cosiddetta immagine latente), ingannando il sistema. Per evitare questa grave falla nella sicurezza è indispensabile pulire il sensore dopo ogni uso oppure utilizzare sensori di seconda generazione che sono meno sensibili all'umidità.
Le Smart Card sono uno dei sistemi di autenticazione a basso costo più sicuri, tanto che già in molti paesi sono utilizzate persino al posto delle tessere Bancomat poiché risultano molto più difficilmente falsificabili rispetto alle tessere a banda magnetica tradizionali. Lettori di Smart Card sono integrati già da tempo su server, pc da tavolo e laptop proposti alle grandi aziende, dove possono vantaggiosamente rimpiazzare le scomode pas-sword di accesso. Dal punto di vista elettrico II collegamento tra Smart Card e computer è regolato dallo standard ISO 781.6, a sua volta suddiviso in tre parti: la prima specifica forma e posizione dei contatti, la seconda le funzioni di ciascuno degli otto contatti, e la terza i valori di tensione e le regole di comunicazione a basso livello. La quasi totalità delle schede Smart Card segue fedelmente tutte e tre le parti dello standard, per poter essere inserita in ogni modello di lettore. Le dimensioni esatte sono quindi di 85,6 per 53,98 mm con spessore di 0,76 mm: questi numeri apparentemente strani derivano dalla necessità di mantenere la compatibilita con un precedente standard.
Gli otto contatti elettrici implementano un bus seriale con frequenza di clock compresa tra 1 e 5 MHz, che tipicamente vale 3,75 MHz per ottenere una cadenza dei dati di 9.600 bit per secondo. Il protocollo di comunicazione tra il lettore di Smart Card e il computer è gestito da apposite librerie di sistema: quelle realizzate da Microsoft si chiamano PC/SC, ma esiste anche un'implementazione pubblica dello standard chiamata OpenCard e ben documentata sul sito Web dell'organizzazione (www.open-card.org). Lo standard ISO 7816 non da indicazioni sulle modalità di cifratura dei dati contenuti nella memoria della Smart Card e sul loro significato, che sono regolate secondo le esigenze delle specifiche applicazioni: quindi, per esempio, le Smart Card usate per i telefoni cellulari (chiamate anche Sim card) hanno un'organizzazione logica interna differente da quelle che regolano un abbonamento televisivo satellitare o abilitano all'utilizzo di un computer, anche se sono elettricamente compatibili. In tutti i casi, il cuore della Smart Card è un microcontrollore, che all'interno del suo chip di silicio contiene un programma di controllo e una memoria permanente realizzata con tecnologia Eprom, Eeprom o Flash.

Differenti Software di Controllo
La differenza tra i diversi modelli di Smart Card sta proprio nel programma di controllo, che può riconoscere un diverso insieme di comandi a seconda dell'applicazione. In particolare le Smart Card usate per il controllo degli accessi al pc contengono un programma di controllo non modificabile che ha come unico scopo quello di memorizzare oppure rileggere una pas-sword in forma cifrata.
Per evitare l'intercettazione della pas-sword tramite un semplice controllo del valore dei segnali logici sui piedini, in genere l'algoritmo crittografico realizzato nella Smart Card è del tipo a chiave pubblica, quindi sostanzialmente analogo a quello che regola lo scambio dati protetto all'interno della rete Internet.
I due standard di cifratura più utilizzati in questo settore sono realizzati dai labo-ratori RSA e portano il nome PKCS 11 e PKCS 12, dove la sigla è formata dalle iniziali delle parole Public Key Chryptograpy Standard (standard crittografico a chiave pubblica); più raramente si utilizza X509. Purtroppo non esiste ancora uno standard che descriva il formato in cui la chiave e i certificati PKCS devono essere scambiati con il pc, quindi oggi ogni costruttore di Smart Card propone prodotti non compatibili dal punto di vista logico con quelli dei concorrenti.


Un altro principio utilizzato per rilevare le impronte digitali è quello ottico:

in questo caso il sensore è un vero e proprio scanner fotografico in miniatura (monocromatico) che scatta un'istantanea del polpastrello. Questo tipo di sensori non soffre del problema dell'immagine latente ma viene ingannato da una stampa su carta dell'impronta digitale, e nel caso dei sensori stereoscopici da un modello in lattice del polpastrello.
La frontiera per quanto riguarda la precisione della misura dell'impronta digitale è offerta dai sensori termici, che misurano le piccole variazioni puntuali di emissione di calore causate dal diverso spessore dell'epidermide del polpastrello. Al momento non sono noti sistemi semplici per aggirare questo genere di controllo. Il rilevamento dell'iride è molto veloce ma intrinsecamente meno sicuro, poiché si basa su uno speciale scanner che individua la pupilla dell'occhio e analizza la regione circostante rappresentata dall'iride. Nel caso dei sistemi a singola telecamera valgono perciò gli stessi punti deboli dei sistemi di riconoscimento del volto, e cioè una fotografia dell'iride forata al centro (in corrispondenza della pupilla) può essere sufficiente per ingannare il sistema, se la foto viene tenuta davanti all'occhio con la giusta angolazione. Pochi sono i sistemi che si affidano al riconoscimento della voce, sia perché per un buon riconoscimento è necessario un ambiente molto silenzioso, sia perché il tono di voce non è costante ma cambia con le emozioni, la stanchezza, eventuali faringiti e anche con la distanza tra bocca e microfono.
La conversione in dati digitali dei parametri estrapolati dalla misura della grandezza biologica rappresenta una vera e propria "firma" che identifica l'individuo. Per esempio nel caso delle impronte digitali una tipica firma presa in considerazione dal sistema biometrico è rappresentata dalle coordinate delle "minuzie", che sono i punti di biforcazione e terminazione dei solchi. La conversione dei dati catturati dal sensore in "firme" è molto importante, perché deve essere capace di scartare le informazioni ovvie preservando ed evidenziando quelle che invece sono peculiari. Una cattiva gestione dell'estrazione provoca incertezze nel riconoscimento biometrico e potenziali falle di sicurezza; se invece l'algoritmo non comprime a sufficienza la firma i tempi di riconoscimento diventano inaccettabili.

Firma Biometrica
Poiché la firma biometrica è l'esatto equivalente di una password convenzionale, diventa molto importante proteggerla tramite cifratura per evitare che possa essere copiata e trafugata dal disco fisso del computer. Purtroppo questa non è ancora considerata una caratteristica standard dei software di sicurezza biometrica. Per esempio esistono programmi di riconoscimento del volto che utilizzano come firma biometrica un'immagine in formato .Bmp del volto degli utenti autorizzati, che viene memorizzata sul disco fisso nella cartella del software: basta perciò fare una copia dei file mentre il computer è connesso in rete o il proprietario non è presente, stamparla e sottoporla alla telecamera del sistema biometrico per superare senza problemi l'autenticazione. La gestione delle firme biometriche è il più grave punto debole di questa tecnologia: se un cracker viola il computer e prende il database delle password basterà riassegnare nuove password agli utenti per ripristinare la sicurezza del sistema; ma se si procura una copia delle firme biometriche l'unica soluzione è la sostituzione dell'intero sistema di controllo biometrico o perlomeno del suo motore di estrazione delle firme.

Gestione delle Password
L'ultimo anello della catena di eventi che garantisce il funzionamento di un sistema biometrico è l'aggancio con il sistema di autenticazione di Windows. Semplificando un po' il percorso dei dati, si può immaginare che, in caso di riconoscimento positivo dell'utente, il software di gestione del sistema di controllo biometrico generi una password valida che corrisponde a quella attribuita automaticamente all'utente nella fase di attivazione del sistema.
Questo principio di funzionamento conferma che il sistema biometrico ha un grado di sicurezza non superiore al sistema di autenticazione delle password usato da Windows. Per questo motivo la spesa necessaria per acquistare un sistema di alta qualità è scarsamente giustificata se il pc utilizza Windows 95/98, per il quale esistono numerosi ed efficaci software per la forzatura delle password.




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